Congedo Parentale

Congedo parentale, abc

Il congedo parentale è un periodo di astensione facoltativa dal lavoro che può essere utilizzato dai genitori per la cura dei figli. Non va confuso con il congedo di maternità o con il congedo di paternità obbligatorio.

Per il datore di lavoro è importante conoscere soprattutto come viene richiesto, come viene gestito in busta paga e quali informazioni devono essere comunicate tempestivamente allo Studio.

Chi può chiedere il congedo parentale?

Il congedo parentale può essere utilizzato sia dalla madre sia dal padre lavoratore dipendente.

Dal 2026, per i lavoratori dipendenti, può essere fruito entro il compimento dei 14 anni di età del figlio. La durata disponibile dipende da quanto congedo viene utilizzato da ciascun genitore e dai periodi già fruiti.

In linea generale:

  • ciascun genitore può utilizzare propri periodi di congedo;

  • il limite complessivo della coppia è normalmente di 10 mesi;

  • può arrivare a 11 mesi se il padre utilizza almeno tre mesi di congedo.

La situazione concreta va comunque verificata caso per caso, perché incidono i periodi già utilizzati da entrambi i genitori.

Il dipendente viene pagato durante il congedo?

Sì, ma non necessariamente con la stessa percentuale per tutto il periodo.

Una parte del congedo può essere indennizzata all’80% della retribuzione, mentre altri periodi sono normalmente indennizzati al 30%.

In particolare, la normativa ha progressivamente elevato all’80% l’indennità per alcuni mesi di congedo parentale: attualmente possono essere riconosciuti fino a tre mesi complessivi indennizzati all’80%, purché siano rispettate le condizioni previste dalla legge e tali periodi siano fruiti entro i termini previsti.

Questo significa che due mesi di assenza apparentemente identici possono produrre buste paga e contributi molto diversi.

Chi paga materialmente il dipendente?

Normalmente l’indennità di congedo parentale è a carico dell’INPS ma viene anticipata dal datore di lavoro nella busta paga.

Successivamente l’azienda recupera quanto anticipato attraverso il conguaglio con i contributi INPS dovuti.

In pratica:

indennità anticipata al dipendente → credito verso INPS → riduzione dei contributi da versare.

Per questo motivo il congedo parentale può incidere in modo significativo sull’importo mensile dell’F24.

Perché l’F24 può aumentare improvvisamente anche se il dipendente è ancora in congedo?

È una situazione assolutamente possibile.

Supponiamo che in un mese il dipendente utilizzi un periodo indennizzato all’80%. L’azienda anticipa un’indennità elevata e quindi recupera dall’INPS un importo altrettanto elevato.

Se nel mese successivo il lavoratore passa a un periodo indennizzato al 30%, l’azienda anticipa una somma molto più bassa e quindi avrà un credito INPS inferiore da portare in compensazione.

Di conseguenza:

non stanno necessariamente aumentando i contributi teoricamente dovuti; sta diminuendo il credito INPS che li abbatteva.

L’F24 può quindi aumentare anche sensibilmente da un mese all’altro, pur continuando l’assenza del dipendente.

Il datore può rifiutare il congedo parentale?

Quando ricorrono i requisiti di legge, il congedo parentale costituisce un diritto del lavoratore.

Il datore di lavoro non può quindi rifiutarlo semplicemente perché il periodo richiesto crea difficoltà organizzative.

Il lavoratore deve tuttavia rispettare le modalità e i termini previsti per la richiesta.

Quanto prima deve essere comunicato?

Salvo condizioni di miglior favore previste dal CCNL, il lavoratore deve dare al datore di lavoro un preavviso:

  • normalmente di almeno 5 giorni;

  • di almeno 2 giorni in caso di congedo parentale fruito su base oraria.

Il termine costituisce un preavviso minimo e nulla impedisce al lavoratore di comunicare l’assenza con maggiore anticipo.

Il datore dovrebbe quindi chiedere sempre al dipendente di effettuare la richiesta in forma tracciabile, indicando con precisione i giorni o le ore di assenza.

Il dipendente deve fare anche domanda all’INPS?

Sì. La domanda di congedo parentale deve essere presentata telematicamente all’INPS, secondo le modalità previste dall’Istituto.

La sola comunicazione fatta al datore di lavoro non è quindi sufficiente per la corretta gestione dell’indennità.

È opportuno che l’azienda chieda al dipendente copia o almeno conferma dell’avvenuta presentazione della domanda.

Cosa deve comunicare il datore allo Studio?

Appena riceve una richiesta di congedo parentale, il datore dovrebbe trasmettere allo Studio:

  • nome del dipendente;

  • figlio per il quale viene richiesto il congedo;

  • periodo esatto richiesto;

  • eventuale fruizione a giorni oppure a ore;

  • copia della richiesta/comunicazione ricevuta dal lavoratore;

  • copia della domanda INPS o della ricevuta di presentazione, se disponibile;

  • eventuali modifiche, proroghe o rientri anticipati.

Non è opportuno attendere la fine del mese o il momento dell’elaborazione delle buste paga.

Una comunicazione tardiva può comportare la necessità di correggere cedolini, flussi UniEmens e conguagli contributivi.

Il datore deve sapere quanti mesi di congedo ha già utilizzato il dipendente?

È molto importante.

L’importo dell’indennità può dipendere dai periodi già utilizzati, dall’età del bambino e anche dai periodi utilizzati dall’altro genitore.

L’INPS mette a disposizione del lavoratore anche strumenti per consultare le domande presentate e distinguere i periodi accolti con o senza indennità.

Quando la situazione non è chiara, è quindi opportuno verificarla prima dell’elaborazione del cedolino, anziché presumere automaticamente che tutto il periodo sia indennizzato nella stessa misura.

Il congedo può essere preso a ore?

Sì. Il congedo parentale può essere fruito anche con modalità oraria.

La gestione è però più delicata perché occorre verificare il CCNL applicato, le ore richieste e la corretta imputazione in busta paga.

In questi casi è particolarmente importante trasmettere allo Studio una comunicazione precisa, evitando indicazioni generiche come “oggi è in congedo”.

Cosa deve evitare il datore di lavoro?

È opportuno evitare soprattutto quattro comportamenti:

  • considerare il congedo come una normale assenza concessa discrezionalmente dall’azienda;

  • modificare autonomamente i giorni richiesti dal dipendente;

  • comunicare allo Studio le assenze solo a fine mese;

  • presumere che l’indennità sia sempre uguale per tutta la durata del congedo.

Il passaggio da periodi indennizzati all’80% a periodi indennizzati al 30%, per esempio, può modificare sensibilmente sia il netto del dipendente sia il credito INPS dell’azienda.

In sintesi: cosa deve fare l’azienda?

Quando un dipendente comunica un congedo parentale:

  1. farsi indicare esattamente il periodo richiesto;

  2. verificare che sia stata presentata la domanda INPS;

  3. trasmettere immediatamente la documentazione allo Studio;

  4. comunicare qualsiasi variazione del periodo;

  5. non assumere decisioni autonome sull’accoglimento o sulla quantificazione economica del congedo;

  6. tenere presente che l’utilizzo del congedo può provocare variazioni anche importanti dell’F24 INPS da un mese all’altro.

Il motivo è semplice: l’azienda anticipa le indennità per conto dell’INPS e successivamente le recupera mediante conguaglio. Se l’indennità diminuisce, diminuisce anche il credito INPS e l’importo dei contributi effettivamente da versare può aumentare.

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